
Serravalle – E con questo fanno 13, tanti sono gli anni che un incendio doloso bruciò Villa Giglioli. Per qualcuno il 13 porta fortuna, per altri meno. Ultimamente si dice che un recupero sarebbe possibile solamente con un progetto alternativo, capace di portare risorse economiche e non, perché il danno da recuperare è tanto.
Si parla di un progetto legato all’agricoltura e al turismo, ovviamente. E chi lo dovrebbe attuare questo progetto? Se questo è il progetto, Crea fa al caso. Si tratta di un progetto che gode del sostegno regionale e che punta sulla formazione, rappresenta un punto di riferimento per il recupero di Villa Giglioli. Crea è finalizzato a sviluppare conoscenze e competenze di pubblico e privato.
Si collega direttamente al parco progetti di Ponti per l’Europa, nell’abito del quale sono state definite oltre cinquanta iniziative di sviluppo territoriali, le quali necessitano di essere finanziate con le opportunità fornite dalla Comunità Europea attraverso i tanti programmi, che dunque vanno intercettati e progettati. Una opportunità che dobbiamo cogliere per riportare Villa Giglioli al recupero e rilancio.
In questi giorni Crea ha visto l’evento finale, di restituzione del percorso strutturato in laboratori e project work, svoltosi su piattaforma a partire dal 28 ottobre scorso. Nell’incontro conclusivo il presidente dell’Unione Terre e Fiumi Andrea Zamboni ha detto: “Una notevole mole di investimenti sarà a disposizione, dalla Next Generation Eu, attraverso il Pnrr, la Programmazione 2021-2027, fino al patto Focus Ferrara. È dunque fondamentale avere un bagaglio attrezzato per potere e sapere accedere a questi fondi: ecco la finalità di Crea.
Nel corso del progetto sono emerse elementi rilevanti, come la disponibilità della Regione e il lavoro di squadra del territorio, ma anche una fondamentale necessità di un rinforzo amministrativo per le realtà territoriali: ovvero esperti e consulenti che, accanto alle persone che sono state formate, individuino le possibilità e declinino le possibilità offerte dai bandi. Fra le proposte una Cuc provinciale e l’attivazione di un’antenna europea”.
Ma ora, per poter portare avanti una concreta iniziativa di recupero della Villa Giglioli, occorre mettere in campo forze nuove, capaci e competenti, ma, soprattutto un gruppo seriamente intenzionato al recupero, che naturalmente va concordato con i proprietari, sempre disponibili a tutto pur di ridare luce e splendore alla Villa, e i margini non mancano.
I FATTI
Era il 1º gennaio 2009 quando le fiamme, di origine dolosa, distrussero gran parte di Villa Giglioli, un pezzo di storia dell’intero territorio: l’immediato intervento dei vigili del fuoco non bastò a fermare le fiamme, che misero a nudo la parte occidentale della villa.
LA STORIA
Le origini di Villa Giglioli risalgono alla metà del XV secolo, quando i conti Giglioli fecero costruire, nel luogo dell’attuale villa, una dimora a forma di torre. In seguito la costruzione subì varie modifiche. Ai primi dell’Ottocento la torre venne demolita quasi per intero e ad essa si sostituì sul lato nord la cimasa di stile neoclassico. Alle finestre ed ai portali di ingresso furono apposti i frontini e aggiunte le scalinate. C’era anche un piccolo colonnato che sorreggeva il balcone a nord ma esso poi scomparve.
Il pittore ferrarese Francesco Migliari decorò nel 1825 molte stanze e soffitti.
Da non dimenticare l’Oratorio supremamente bisognoso di interventi di messa in sicurezza e restauro prima che crolli anch’esso come circa tre quarti della Villa. Il fabbricato si erge sul lato nord, con il portale ad ovest, e pare esistesse già alla metà del Settecento. Prova ne sia il fatto che esso compare citato nel libro Adriensium Episcoporum series historico-chronologica monumenis illustrata (Padova, 1788) del Vescovo di Adria Mons. Arnaldo Speroni degli Alvarotti (epoca nella quale era in vigore la giurisdizione ecclesiastica della diocesi adriese).
(red)
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