giovedì, Aprile 3, 2025
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SERRAVALLE – DEMOLIZIONE DEL PONTE PIETROPOLI – LE VICENDE STORICHE DI UN PONTE CHE HA RISCHIATO ANCHE IN PASSATO DI ESSERE DEMOLITO… – di Giovanni Raminelli

SERRAVALLE – LA DEMOLIZIONE DEL PONTE PIETROPOLI E LE VICENDE STORICHE SUE CONTEMPORANEE – Di Giovanni Raminelli

TERZA E ULTIMA PARTE

Certo è che l’importanza dei ponti attraversanti il Canal Bianco nel territorio comunale odierno ebbe un momento topico ai tempi della Repubblica Cisalpina. Specialmente in tempo di guerra era necessario per le truppe militari disporre di sicuri attraversamenti dei corsi d’acqua, e le cartografie sempre più particolareggiate indicavano strade, ostacoli, fiumi, canali, argini, boschi e centri abitati con sempre maggior precisione topografica. In data 1° giugno 1798 venne istituito il Comune della Lavezzola avente sede municipale a Cologna. Ne facevano parte Berra, Serravalle, Guarda, Ambrogio e Piumana. In una mappa dell’epoca sono ben visibili ancora i ponti Crepalda e Giglioli, cui si aggiunsero, sempre sul Canal Bianco, quelli di Albersano, Capatti e Pietropoli. Il ponte Albersano univa (come al presente) con l’allora cosiddetta “strada della Galvana”, la zona di valle con la coronella arginale della Trombona. Il ponte Capatti univa sempre la zona di valle, nei pressi del Fienilone, con l’argine del Po attraverso la cosiddetta “Strada della Rivata” (a quei tempi era la denominazione della via che oggi unisce la strada provinciale n. 12 alla centrale dell’acquedotto e all’argine del Po).

Il ponte Capatti era stato costruito in zona “curva di Catalano”, luogo chiamato così in ricordo del tragico evento della morte del marchese Catalano Gonzaga che ai tempi del podestà Luciano Sgobbi finì con la sua automobile nelle acque del canale invece di prendere la strada per Berra, a quei tempi ancora costeggiante la sponda sinistra del Canal Bianco. Da un documento del 26 agosto 1840, esistente nella cartella n. 76 dell’Archivio Storico del Comune di Mesola, apprendiamo che il Legato pontificio aveva chiesto un parere al priore mesolano Barbieri circa l’opportunità o meno di intervenire con lavori sul ponte di proprietà dei signori Pietropoli Francesco e Biolcati Luigi al fine di agevolare il flusso delle acque. La Congregazione Consorziale aveva notato che il ponte, dotato di tre arcate (luci) non era idoneo allo scorrere delle acque e ne ipotizzava addirittura la demolizione pensando che ai serravallesi sarebbe stato più comodo usufruire del ponte Capatti. Testualmente la relazione afferma: “Detto Ponte è verissimo che serve anche ai pochi abitanti che stanno alla destra del succitato pubblico scolo per condursi alla Chiesa, serve al Reverendo Parroco quando gli occorre di prestare loro spirituali sussidi, serve alla popolazione di Ariano che si conduce a Serravalle. Non ostante a ciò, meno che ai due proprietari suddetti, per nessun’altro il Ponte in discorso è assolutamente necessario siccome di poco superiore a Serravalle altro ne esiste che può prestare gli stessi comodi e al Parroco e alli vicini abitanti, ed alla popolazione.”

Il priore Barbieri comunque non consigliò al Legato la demolizione. Infatti il testo della relazione recita: “Di persona l’ho voluto visitare e ho trovato il Ponte di tre luci in buonissimo stato; per verità sarebbe di aggravio non proporzionato alle forze di Biolcati e Pietropolli la sua demolizione, e successiva ricostruzione, quindi io sarei di avviso che la Congregazione Consorziale otterrebbe l’intento del libero corso delle sue acque quando obbligasse i due proprietari suddetti alla costruzione di una quarta luce da aggiungersi alla recupera delle sussistenti, conché la sezione del Canale resterebbe libera in tutta la stabilita sua larghezza.”

Dunque, il ponte Pietropoli venne sicuramente dotato di una nuova arcata (luce) e continuò ad essere utilizzato molto di più del ponte Capatti, abbandonato e poi demolito nella seconda metà dell’Ottocento. Gli interventi successivi hanno portato “al Pónt dal sgnór Chéco” all’attuale configurazione, ora oggetto di radicale rifacimento. (The End)

(GIOVANNI RAMINELLI)

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